[IT] Episode 1 : La tête la première - Traduzione
- projetfuturomedia
- 19 juil. 2024
- 10 min de lecture

Ho procrastinato a lungo questo podcast perché non sapevo come iniziarlo. Avevo preparato tutto uno script un po' arzigogolato sul fatto che mi vergogno di non sapere nuotare a stile libero e questo illustrava abbastanza bene la mia paura di non sapere, la mia paura di essere principiante e di intraprendere cose nuove. Era un episodio un po' vulnerabile del quale mi sentivo convinta, volevo presentarmi, e mi sembrava un modo originale di farlo. E poi Emmanuel Macron ha sciolto l'Assemblea Nazionale e all'improvviso parlare di piscina non era più davvero una mia priorità.
Allora sì, la situazione politica è polarizzata, sì, ne parlano tutti, fa spaventare i francesi, fa spaventare i media stranieri, ma io provo molta gratitudine. Ho imparato molte cose in un mese, soprattutto su me stessa. Penso che senza la bomba politica lanciata dalla macronia il 9 giugno, non avrei mai realizzato di essere di estrema sinistra, perché è quello che sono, CNews e Europe 1 lo confermano, anzi, sono molto più competenti del Consiglio di Stato: e dicono proprio che la giustizia sociale è pericolosa. In realtà i ricchi sono estremamente vulnerabili, ma io?? Come ho potuto osare far loro così tanta paura! Proteggere i servizi pubblici e lottare affinché gli insegnanti e il personale sanitario non vivano nella precarietà? Ma sono impazzita? Cosa mi è passato per la testa? Non mi rendevo conto, prima di queste ultime settimane, che era estremissimo pensare che tutti dovrebbero mangiare a sazietà e avere un alloggio dignitoso prima che alcuni possano permettersi di accumulare tutto, che le donne dovrebbero essere pagate quanto gli uomini per lo stesso lavoro, e che forse dovremmo evitare di far saltare in aria il pianeta, ma ho dovuto arrendermi all'evidenza, sono una minaccia per l'ordine mondiale.
Quindi questo podcast è un po' il mio tentativo di redenzione.
No, in realtà, sapete cosa mi fa ridere? È che sappiamo che sono manipolazioni linguistiche, ma se la sinistra tradizionale fosse diventata estrema sinistra, io mi chiedo, penso di avere il diritto di chiedermelo, cosa diventerebbero quelli che sono veramente di estrema sinistra? Forse ora sono su un altro pianeta, distribuendo cornetti gratis a tutti. Da loro i miliardari sono una specie in via di estinzione, protetti da leggi severe. Vivono in riserve naturali dove possono essere osservati mentre fanno cose veramente esotiche tipo pagare le tasse.
Questo ultimo mese, ho imparato che si può vivere in democrazia e sentirsi comunque solo una pedina, che la stabilità politica è appesa a un filo, e che la disinformazione è davvero il cancro dello stato di diritto. Se oggi credere nell'uguaglianza, nella solidarietà e nella giustizia, avere un programma politico chiaro che ha senso per cercare di fare qualche passo verso questi ideali ci rende estremisti, allora a me va bene.
Quanti colpi di scena per questo episodio inaugurale! Il NFP arriva primo al secondo turno delle legislative, Macron rifiuta, Attal si dimette, Macron rifiuta, mandiamo Amélie Oudéa Castéra a fare vasche nella Senna, e lei accetta, è un po' un casino questa storia! Dopo questo ultimo mese ansioso e violento, vedere il NFP in testa è eccezionale e ha sollevato molti di noi. Nonostante tutto, non è ancora tutto risolto, non abbiamo ancora una risposta chiara su cosa ne sarà del governo della Francia, e il RN ha quasi raddoppiato il numero dei suoi deputati, il risultato del partito è storico, e penso sia importante non minimizzare questo.
Per iniziare questo episodio, volevo condividere con voi una poesia, e poi ne parleremo.
Ecco "Plongée dans le Naufrage" di Adrienne Rich.
Dopo aver letto il libro di leggende
e caricato la macchina fotografica
e controllato il filo del coltello,
indosso
l’armatura di gomma nera
le assurde pinne
la maschera solenne e goffa.
Devo farlo
non come Cousteau con la sua
squadra assidua
a bordo del veliero inondato di sole
ma qui da sola.
C’è una scaletta.
La scaletta è sempre là
a pendere innocente
sul fianco del veliero.
Sappiamo a cosa serve
noi che l’abbiamo usata.
Altrimenti è una scoria che galleggia sul mare
solo un pezzo di attrezzatura.
Scendo.
Piolo dopo piolo e tuttavia
l’ossigeno mi immerge
la luce blu
gli atomi sottili
della nostra aria umana.
Scendo.
Le pinne mi impacciano,
striscio come un insetto giù per la scala
e non c’è nessuno a dirmi
quando comincerà
l’oceano.
All’inizio l’aria è blu e poi
un blu più intenso e poi è verde poi
nera vedo nero eppure
la mia maschera è potente
pompa il sangue con forza
il mare è un’altra cosa
il mare non è una questione di potere
devo imparare da sola
a muovere il mio corpo senza sforzo
nell’ elemento profondo.
E ora: è facile dimenticare
perché sono venuta
tra i tanti che hanno semprevissuto qui
agitando le loro code merlate
tra gli scogli
inoltre
quaggiù il respiro è diverso.
Sono venuta a esplorare il relitto.
Le parole sono intenzioni.
Le parole sono mappe.
Sono venuta a vedere il danno compiuto
e i tesori che persistono.
Passo il raggio della torcia
lentamente sui fianchi
di una cosa più eterna
dei pesci e delle alghe
la cosa per cui sono venuta:il relitto e non la storia del relitto
la cosa in sé, non la leggenda
il viso affondato rivolto sempre
al sole
i segni del danno
consumati dal sale e dal rollio in questa bellezza logora
le costole della rovina
che macerano la loro protesta
tra gli intrusi esitanti.
Questo è il luogo.
E io sono qui, la sirena e le onde nere
dei suoi capelli, il tritone nella sua armatura
Giriamo in silenzio
attorno al relitto
sprofondiamo nella stiva.
Sono lei: sono lui
il cui viso affondato a occhi aperti dorme
il cui petto sopporta ancora la fatica
il cui carico d’oro, argento e rame riposa
al buio nelle casse
sprofondate mezze marce
siamo gli strumenti semidistrutti
che una volta tenevano in rotta
il giornale di bordo smangiato dall’acqua
la bussola incrostata
Siamo, sono, sei
per viltà o coraggio
l’essere che ritroviamo la via sin qui
fino a questa scena,
con un coltello, una macchina fotografica,
un libro di leggende
in cui
il nostro nome non compare.
Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Esplorando il relitto”
traduzione di Liana Borghi
Devo confessarvi che non leggo molta poesia, o almeno non la leggevo da tempo, ma alcune settimane fa mi sono imbattuta in una poesia di Adrienne Rich e c’è qualcosa di profondamente intimo ma anche profondamente politico nel suo lavoro. Ho voluto fare questo podcast per proteggere le parole e le storie, e non ho la pretesa di farlo da sola, già perché non avrebbe senso, per raccontarsi qualcosa bisogna essere almeno in due, ma anche perché abbiamo bisogno di voci plurali.
Questa poesia tratta dell’invisibilizzazione storica delle donne. Adrienne Rich descrive un’immersione in acque profonde e l’esplorazione di un relitto. Il mare è qui una metafora di un altro mondo, di un’altra storia, mentre il relitto rappresenta tutto ciò che il passato ha lasciato naufragare. Ritrovare il relitto significa scoprire ciò che è rimasto di tutte le voci che sono state zittite, domate, e delle loro storie non raccontate. È un invito a cercare la verità altrove, a imparare in modo vulnerabile tutte le realtà che non sono state menzionate, e che sono state cancellate dalla storia.
Quando Adrienne Rich si immerge nell’oceano, ciò in cui si immerge realmente è la storia delle donne, e una volta di fronte al relitto, ciò che esplora veramente sono i recessi di tutta quella parte della storia, quella che riguarda le donne, che è stata danneggiata, dimenticata, lasciata affondare, ma che rimane un tesoro per chi tenta di ricostruirla. È per questo che nel poema il libro, il libro dei miti come viene menzionato, è fondamentale. Il libro dei miti è probabilmente un libro di storia classica, quello che pretende di diffondere la conoscenza storica e rendere conto degli eventi e delle società, ma in questo libro, i nostri nomi, i nomi delle donne, i nomi delle persone queer, dove sono? Questo tuffo verso il relitto, alla fine, potremmo chiamarlo un tuffo verso l’ignoto, ma è soprattutto un tuffo verso ciò che è stato censurato e ciò che è sopravvissuto.
Tendiamo a credere che se non ci sono nomi, è perché non c’era storia, ed è lì, il mito. Il mito è dire che non c’era niente, per questo non ne parliamo, perché non c’era niente. Ma è la costruzione di questo “niente” che, credo, illustra l’incrocio tra femminismo ed ecologia. Dire che non c’era niente per evitare di dover ammettere che ci siamo appropriati di ciò che c’era: l’arte, le idee, le rivendicazioni, le terre, le risorse.
Riprendere contatto con ciò che c’era, con le storie censurate, immergersi per ritrovare un relitto e districarne i tesori nascosti, è così che Adrienne Rich descrive l’incontro con se stessi in quanto gruppo oppresso. Ricostruire questo “niente” e ridefinirlo è una tappa fondamentale del percorso che è la lotta per i propri diritti.
Questa nozione del "nulla" mi offre una transizione perfetta, una transizione liscia e fluida, per tornare al tema della mia introduzione, che era il panorama politico attuale. "Nulla" è davvero la parola più adatta per descrivere il programma del Rassemblement National per le donne e per l'ambiente, che sfortuna, sono proprio le mie due tematiche preferite. La condizione delle donne e quella del pianeta sono tra i temi che mi interessano di più e che considero priorità politiche per il nostro futuro. Plot twist: sono proprio i due argomenti di cui al Rassemblement National e all'estrema destra in generale non importa nulla.
Da tempo pensavo di voler creare un formato per parlare di ecofemminismo, condividere e discutere sull'argomento.
Sono cinque anni che vivo in Italia, ho visto prima la crescita dell'estrema destra qui con l'arrivo al potere del governo Meloni, e fino ad oggi continuo a vederla. Poi ho visto gli stessi schemi ripetersi in Francia. L'estrema destra minaccia i diritti delle donne in Francia e in Europa, l'estrema destra minaccia l'ambiente in Francia e in Europa, e penso che ci sia resistenza nelle parole, nei testi e negli ideali. E se oggi lanciamo Progetto Futuro, è perché alcune idee, alcune parole, resistano al naufragio.
Ma cos'è esattamente l'ecofemminismo? Mi direte che è solo un'altra cosa da radicali di sinistra, e sì, è proprio così, l'ecofemminismo è un autentico tema da 'gauchiste', e direi anche di più, attenzione, sto per dire una parolaccia, è una cosa da anticapitalista. Anzi, a mio avviso è decisamente anticapitalista, ma arriveremo a questo punto, abbiate pazienza, vi convincerò a tempo debito.
L'ecofemminismo è un neologismo degli anni '70, nato dalla contraddizione tra ecologia e femminismo. È una corrente di natura filosofica; potremmo dire più precisamente che riguarda l'etica e la filosofia politica. È un termine che va ben oltre una semplice convergenza di lotte per praticità e semplicità; c'è un vero e proprio fondamento filosofico dietro. La visione del mondo che vi è articolata è l'idea che la giustizia climatica e la giustizia sociale siano due concetti molto vicini e che, talvolta, si sovrappongano. In altre parole, il dominio sulla natura, il controllo delle terre e delle risorse, in particolare attraverso la colonizzazione e lo sfruttamento, sembra a volte molto simile al controllo che è sempre stato esercitato sulle donne. Questi sono due rapporti paralleli di ingiustizia, appropriazione e ostacolo alla libertà, se volete. Si trovano profonde similitudini tra il modo in cui gli uomini hanno storicamente sfruttato la natura e il modo in cui hanno storicamente dominato le donne. Ad esempio, ma è solo un esempio tra molti, ci sono numerose chiavi di lettura che esploreremo insieme, come la nozione di proprietà privata. Si vede anche nel fatto che le parole usate da molti uomini quando parlano del loro rapporto con le donne sono del tutto simili al vocabolario legato allo sfruttamento del territorio: si parla di possesso, si parla di conquista.
Se l'ecofemminismo identifica questi paralleli, è perché interpreta il mondo attraverso la critica a un sistema di potere. Nel sistema di potere occidentale, gli uomini, in particolare quelli bianchi e benestanti, sono particolarmente privilegiati. Non tutti sono consapevoli dei loro privilegi, ma tra quelli che lo sono, molti desiderano mantenerli.
Come in tutte le correnti filosofiche, ci sono una branca principale e dei rami, ma per ora ci limiteremo alle due interpretazioni principali. La prima, non necessariamente quella che personalmente mi convince di più ma è importante citarla, è l'approccio essenzialista, che tende a mettere in risalto l'idea che le donne abbiano una connessione intrinseca e naturale con la natura a causa delle loro capacità riproduttive, del loro ruolo tradizionale di cura e della loro esperienza corporea. Questa prospettiva essenzialista sostiene che le qualità tradizionalmente associate alle donne, come la compassione, il nutrimento e l'empatia, le predispongono a una relazione speciale e protettiva con la natura. La seconda, e questa è quella con cui mi sento più affine, è l'approccio sociale. Contrariamente all'ecofemminismo essenzialista, l'ecofemminismo sociale non si basa su una visione biologica o essenzialista delle donne, ma su un'analisi sociale e politica dei sistemi di potere. In questo senso, questa interpretazione è costruttivista; si interessa a come le disuguaglianze di genere e l'oppressione della natura siano costruite socialmente e culturalmente.
L'ecofemminismo denuncia un sistema diseguale in cui la ricchezza si esprime in capitale, quindi con l'accumulo di beni e possedimenti, e dove le donne sono più suscettibili di essere povere e escluse da questo sistema di capitale, sebbene vi contribuiscano grandemente attraverso la loro forza lavoro. È anche attraverso le questioni dell'ecofemminismo che si interrogano le disuguaglianze di genere di fronte alla crisi climatica, e si può osservare e denunciare il fatto che le donne sono effettivamente sovraesposte al cambiamento climatico.
L'idea che l'ecofemminismo difende è in realtà semplice e consiste nel fatto che la giustizia sociale e la giustizia climatica convergono perché hanno un nemico comune: il sistema di potere che ha danneggiato entrambe. Da qui la tesi è abbastanza logica: lo sfruttamento della natura e l'oppressione delle donne possono essere percepiti come esercizi di una sola e medesima violenza; pertanto, se si vuole combattere lo sfruttamento della natura e la crisi climatica, bisogna anche combattere la dominazione delle donne, perché è solo attraverso una reale e completa messa in discussione del sistema di potere attuale che si potrà tentare di avanzare verso il cambiamento, verso il progresso, verso la giustizia. In definitiva, si tratta di giustizia e per ottenerla è necessario mettere in discussione le gerarchie attuali e chiedersi chi ha il potere, quali sono queste norme di potere e perché implicano spesso un paradigma di conquista e sottomissione.
Tutto intorno a questo intreccio si articola Progetto Futuro. Voglio davvero creare qualcosa di vario e completo, quindi parleremo certamente in dettaglio di ecofemminismo, ma mi piacerebbe anche discutere di libri scritti da donne che trattano tematiche ecofemministe. Possono essere saggi, ma c'è anche una bellissima letteratura narrativa da esplorare. E sì, di tanto in tanto affronteremo questi temi anche da un punto di vista politico, considerando sia la Francia che l'Italia, sempre con uno sguardo femminista e ambientalista.
La domanda che dobbiamo porci oggi, attraverso i diversi esempi a nostra disposizione, è: cosa va nella direzione della comunità e cosa può ancora essere tollerato dal punto di vista della giustizia sociale? In un contesto in cui il RN e il partito della Lega di Salvini hanno annunciato che entreranno a far parte del gruppo dei Patrioti per l'Europa di Orban, è cruciale fare sempre più spazio ad alcune tematiche e a diritti che sono e continueranno a essere messi a rischio dall'ascesa dell'estrema destra in Europa. Vi prometto che i prossimi episodi non saranno così gravosi, davvero non abbiate paura. Abbiamo in programma episodi più leggeri in cui parleremo più dettagliatamente di ecofemminismo, discuteremo di libri scritti da donne e, sì, di tanto in tanto, affronteremo questi temi da un punto di vista politico, considerando sia la Francia che l'Italia, sempre con uno sguardo femminista e ambientalista.
Commentaires